Sign In Forgot Password

Seconda assemblea fiep

14/11/2018 08:29:54

Nov14

Sul tema 'Il futuro è ora' il 4 novembre si è tenuta a Firenze la seconda assemblea generale della Federazione Italiana per l'Ebraismo Progressivo (Fiep) .  
Introdotta dalle relazione delle co-presidenti Franca Eckert Coen e Joyce Bigio, la mattinata è proseguita con un lungo e vivace dibattito sullo stato attuale e sulle prospettive del movimento ebraico progressivo in Italia.
Il programma pomeridiano si è aperto con il prof. Bruno di Porto che ha presentato il suo libro  “Il Movimento di
Riforma nel Contesto dell’Ebraismo Contemporaneo”, uscito in ottobre nelle librerie per  Angelo
Pontecorboli Editore. Il libro è un'interessante ricostruzione della storia del movimento ebraico progressivo in Italia, di cui di Porto è uno dei protagonisti, e della nascita delle quattro attuali congregazioni e della Fiep, tanto da far dire a Franca Coen: "Stiamo proprio facendo la storia dell'ebraismo italiano". Commento condiviso da tutti i presenti.
Molto coinvolgente è stato, poi, il workshop 'Come Crescere una Comunità – I Nuovi Modelli nella Modernità', condotto da  Mario Izcovitch, direttore dei programmi pan europei di JDC. Con i suoi
anni di esperienza per la crescita  delle comunità ebraiche in tutto
il mondo, Mario  ha dato il suo contributo suggerendo alle congregazioni aderenti alla Fiep come è possibile crescere ulteriormente adottando nuovi modelli organizzativi meno verticistici, che possano attrarre maggiormente anche  le nuove generazioni.

Izcovitch ha dato anche una spinta maggiore ai presenti, affermando di avere trovato nell'assemblea una
nuova energia ed un forte entusiasmo, concludendo che le sue aspettative dell'appuntamento fiorentino sono state abbondantemente superate in positivo.
Quindi, è stata la volta dei presidenti della quattro congregazioni progressive (Beth Hillel –
Roma; Beth Shalom – Milano; Lev Chadash – Milano e Shir Hadash –
Firenze) che hanno illustrato la situazione delle loro comunità e le varie attività: dal Talmud Tora a Roma per 30 ragazzi ai 10 corsi religiosi e culturali
di Lev Chadash, ai nuovi ingressi di giovani di Beth Shalom fino alle attività per i più piccoli di Shir Hadash.
Le co-presidenti hanno concluso dando una relazione sulla  partecipazione della Fiep agli Stati generali Ucei (31 ottobre e 1 novembre) in cui, dando grande  visibilità alla Federazione, è stato spiegato ai delegati il percorso del movimento ebraico progressivo – realtà ormai radicata anche in Italia –   ed e’ stata fatta una chiara richiesta per il suo riconoscimento da parte dell'Unione.

 

25/10/2018 11:16:00

Oct25

Lettera aperta a:

Gent. Dr.ssa Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane;

E p.c. Gent. Sig.ri   

Maurizio Molinari, Direttore de La Stampa;

Raffaele Besso, Co-Presidente della Comunità ebraica di Milano;

Milo Hasbani, Co-Presidente della Comunità Ebraica di Milano;

Carlo Riva, Presidente della Comunità Ebraica Progressiva Lev Chadash;

E p.c. Gent. Sig.re  

Franca Coen, Co-Presidente della Federazione Italiana Ebraismo Progressivo;

Joyce Pavia, Co-Presidente della Federazione Italiana Ebraismo Progressivo

E p.c. Gent. Sig.ri   

Consiglieri della Federazione Italiana Ebraismo Progressivo;

E p.c.                       

Bollettino della Comunità Ebraica di Milano;

Pagine ebraiche;

Sito Lev Chadash;

con preghiera di diffusione 

Gentile Presidente,

                                 Ieri (n.d.r. 22 ottobre) durante l’inaugurazione di Kesher, il principale programma culturale della Comunità Ebraica di Milano, cui ha partecipato col Dr Molinari, ha espresso delle opinioni sull’ebraismo riformato che ho trovato a dir poco scioccanti. L’Intesa con lo Stato, ha detto, è stata contratta tra gli ebrei ortodossi e lo Stato italiano ed è pertanto agli ebrei ortodossi che si rivolge l’UCEI. Ha poi aggiunto, che la presenza degli ebrei riformati è “un tema che va gestito come l’Italia deve gestire il tema degli immigrati”. Sono convinto che per lei – ma non per tutti all'interno dell'ortodossia – questo escluda la linea dei respingimenti adottata dall'attuale governo.

Sul tema della nostra rappresentanza ha asserito che lei rappresenta tutti gli ebrei italiani perché quando si reca ad incontri pubblici non si presenta dicendo che è ortodossa ma solo che è ebrea. Prendo atto della sua condotta, anche se non porta a risultati apprezzabili nei nostri confronti.

Con il dovuto rispetto, e scusandomi con Lei per le punture polemiche precedenti, mi permetto di sottolineare chenell’intesa, non vi è alcun riferimento all’ebraismo ortodosso, al contrario, l’articolo due si riferisce all’ebraismo “in tutte le sue forme” e non è un caso o una svista, è stato il legislatore a pretendere una rappresentanza unica per TUTTI gli ebrei Italiani, anche per quelli che al momento della firma non erano presenti al tavolo. Senz’altro sono stato frainteso, ma la rappresentanza che noi ebrei riformati chiediamo è fatta di diritti non di occasioni pubbliche cui presentarsi come ebrei.

Le iniziative delle (per ora) quattro comunità riformate sono largamente censurate dalla stampa ebraica, I rabbini riformati non sono riconosciuti dallo Stato con tutto ciò che ne consegue per i “nostri” ebrei.

Che enorme tristezza essere costretti da “voi” a doverci presentare come “noi” dopo diciotto anni di presenza ebraica riformata in Italia.

Gli ebrei riformati, non sono riconosciuti in quanto ebrei dallo Stato italiano ma possono ottenere un passaporto israeliano; però durante il servizio militare in Italia non possono chiedere la kasherut, né avere permessi lavorativi per le feste ebraiche; i rabbini riformati non possono celebrare matrimoni e andare a trovare detenuti in carcere. Inoltre, non siamo chiamati a partecipare dall’Ucei ai programmi culturali o alle discussioni che riguardano le diverse anime ed il futuro dell’ebraismo italiano. Nemmeno possiamo essere presenti quando si parla dell'ebraismo riformato. E per i nostri programmi culturali e per le nostre attività di solidarietà non possiamo contare sui fondi dell’8 per mille - cui noi concorriamo. Questi sono distribuiti da Voi solo alle comunità ortodosse.

Come abbiamo recentemente scritto ad un suo consigliere “che riteneva inopportuno” recensire, sulla stampa ebraica, un libro scritto da un erudito ebreo riformato.

Oneri ed onori. L’Ucei e le comunità non possono pretendere di ricevere i soldi dello Stato quando fa comodo e negare diritti fondamentali alle "forme" di ebraismo che non gli piacciono.

È profondamente discriminante e palesemente contrario allo spirito dell’Intesa istitutiva dell'UCEI persistere in questa sorda forma di censura e di isolamento nei confronti dell'ebraismo non ortodosso attivo a vario titolo in Italia.

Se una maggioranza (quella degli ebrei ortodossi) nega un diritto ad una minoranza (gli ebrei riformati) non è una quisquiglia interna al solo ebraismo, una faccenda “che non interessa nessuno”: è una prevaricazione che riguarda diritti fondamentali come l’uguaglianza dei cittadini italiani di fronte alla legge. Un fatto che, ripetendo ciò che le ho detto durante il mio intervento di ieri, vorremmo risolvere attraverso un confronto franco e aperto con l’Ucei. Se ciò non sarà possibile lo affronteremo in altre sedi. Lo faremo perché, malgrado la nostra volontà, ci avrete spinti in quella direzione, perché ottenere che tutti gli ebrei possano godere dei loro diritti in Italia è un impegno che abbiamo assunto verso i nostri iscritti. Il momento politico che sta vivendo l’Europa e l’Italia e ricco di incertezze per gli ebrei, non solo per quelli ortodossi e se non troveremo nell’Ucei persone aperte all’ascolto procederemo nel nostro cammino per il riconoscimento con l’enorme rammarico di non essere riusciti a trovare un interlocutore tra chi è stato eletto a rappresentare (tutti) gli ebrei d’Italia.

 

Cordiali saluti,

 

                                                    Aldo Luperini

 

              Consigliere della comunità Ebraica Progressiva Lev Chadash

preghiera per le vittime di genova

17/08/2018 11:45:27

Aug17

Di fronte alla tragedia ci poniamo molte domande. Il dolore e la paura ci sconcertano, mentre cerchiamo di dare un senso a perdite che possiamo solo cominciare a immaginare e a ferite che risuoneranno per molte vite. Le vite sono state distrutte, le amicizie sono state lacerate, le famiglie sono state infrante. I morti sono strappati dalla vita in un attimo, e i viventi resteranno per sempre cambiati, trattenendo i ricordi dei morti dentro di loro. Non vi è un senso da cercare.

Ascoltaci, Dio, quando chiamiamo dalla nostra confusione, sii gentile con noi e rispondici. Non capiremo mai la circostanza del luogo e del tempo che ha spazzato via la vita di così tanti. Protesteremo e alzeremo le nostre voci per le vittime e i loro cari. Ringraziamo le persone che sono venute in loro aiuto e hanno lavorato così duramente in un posto così difficile. Dio, sii con chi ha il cuore spezzato; aiutali a guarire nel corpo e nell'anima, aiutali a trovare un modo di vivere nuovamente con speranza e gioia.

E mentre preghiamo per coloro che sono coinvolti nella tragedia, aiutaci anche a unirci per lavorare a un futuro di guarigione comunitaria. Aiutaci a cercare di garantire che non si ripeterà una tale tragedia. Sii con i nostri leader e i nostri politici in modo che le loro decisioni siano prese con premura e fondate sul rispetto. Aiutali ad aiutarci, affinché tutti noi possiamo essere le tue mani in questo lavoro, creando un mondo amorevole, sicuro e pacifico per tutti noi.

Un parziale elenco di vittime nel crollo del ponte di Genova

Un elenco parziale delle 39 persone morte martedì scorso nel crollo del ponte autostradale di Genova. I funzionari italiani hanno rilasciato i nomi di 21 cittadini le cui identità sono state confermate e le famiglie informate. Anche quattro cittadini francesi e due albanesi sono stati confermati morti. I cittadini italiani forniti in ordine alfabetico:

Luigi Matti Altadonna, 34

Camilla Bellasio, 12

Manuele Bellasio, 16

Francesco Bello, 41

Stella Maria Boccia, 24

Elisa Bozzo, 33

Alessandro Campora, 55

Bruno Casagrande, 57

Andrea Cerulli, 47

Marta Danisi, 29

Gerardo Esposito, 26

Alberto Fanfani, 32

Juan Ruben Carrasco Figueroa, 68

Vincenzo Licata, 57

Ersilia Piccinino, 41

Claudia Possetti, 47

Roberto Robbiano, 43

Samuele Robbiano, 8

Gennaro Sarnataro, 43

Antonio Stanzone, 29

Andrea Vittone, 49

Vittime francesi, identificate dai media francesi: 

Melissa Artus-Bastit, 21 o 22

Nathan Gusman

24/07/2018 21:34:45

Jul24

20/07/2018 19:07:08

Jul20

Tishà BeAv e la legge Nazione-Stato
 
Di rav Daniel Freelander, presidente WUPJ, Unione Mondiale per L’Ebraismo Progressivo
 
Subito dopo questo Shabbat, sabato sera 21 luglio, osserviamo Tishà BeAv. I commentatori spesso suggeriscono che questa tragedia abbia colpito il popolo ebraico a causa del sinat chinam, dell'odio senza fondamento o dell'odio senza motivo.
 
Troppe volte durante la storia ebraica, gli ebrei hanno commesso atti di sinat chinam umiliando membri di altri gruppi ebraici che vivono la loro ebraicità in modo diverso da loro. Questo inutile istinto umano, sentire che il nostro gruppo o sistema di credenze sia superiore agli altri, può portare a discriminazione, paura e odio. I demagoghi spesso utilizzano questo istinto per radunare i loro seguaci.
 
La legge di base dello stato nazionale approvata dalla Knesset questa settimana si avvicina pericolosamente alla dichiarazione di superiorità ebraica. Siamo grati a coloro che hanno fatto pressioni sui membri della Knesset e siamo sollevati da alcuni degli emendamenti alle bozze originali della legge; ma rimaniamo preoccupati che il disegno di legge conferisca agli ebrei diritti speciali non garantiti a tutti i cittadini dello Stato di Israele.
Il sinat chinam ha motivato gran parte di questa sfortunata legge. Ma affermiamo: tutti i residenti di Israele meritano pieno diritto, come cittadini, rifugiati o immigrati. Questa è la promessa della dichiarazione d'indipendenza di Israele. E questa è la speranza degli ebrei progressisti in tutto il mondo: che il popolo ebraico superi la pratica del sinat chinam.

25/06/2018 10:05:56

Jun25

IMPORTANTE DOCUMENTO SUI TRIBUNALI RABBINICI PROGRESSIVI IN EUROPA

A: Tutti i rabbini e presidenti dell’EUPJ
Da parte di:
• Rav Dr René Pfertzel, 
Presidente di ERA e consigliere Rabbinico dell’ European Union for Progressive Judaism
• Rav Dr Andrew Goldstein, 
presidente dell’ European Beit Din
• Rav Dr Jackie Tabick, 
rappresentante dell’European Beit Din

Data: 18 giugno 2018

Oggetto: Batè Din riconosciuti in Europa

L’European Rabbinic Assembly (l’assemblea rabbinica europea) della EUPJ (d’ora in poi ERA) è la voce dei rabbini progressivi in Europa, e ha il ruolo di sostenere i nostri rabbini e di mantenere loro, e i nostri tribunali rabbinici, ai più alti standard etici e professionali.
In considerazione di questo ruolo, ci aspettiamo che gli standard e il processo di conversione attraverso le sinagoghe siano costruiti su principi e credibilità condivisi, affinché le persone convertite in una sinagoga siano accettabili in qualsiasi altra delle nostre comunità e possano anche fare alyià.
Ci rivolgiamo a voi per spiegare e rendere chiari i requisiti richiesti in tutta Europa cosicché la conversione effettuata all’interno del nostro movimento sia considerata accogliente, accettabile e adeguata. La fiducia che opera all’interno delle comunità dell’EUPJ è particolarmente apprezzata nel lavoro dei nostri Batè Din e in come noi risolviamo questioni di Status. L’ERA ha quindi ora supervisione e autorità in modo da assicurare, attraverso i Batè Din, che questa fiducia continui ad essere meritata. 
Ci piacerebbe ricordarvi che ci sono Batè Din progressivi nazionali e regionali che operano in Europa, che fanno parte della famiglia EUPJ. Questi sono elencati sotto le firme a questa lettera.
Sotto l’egida dell’ERA, i territori di ogni Bet Din sono stati definiti come descritto di seguito. Soltanto l’European Bet Din può intervenire dove non ci sia ancora un Bet Din riconosciuto nel paese, o dove sia chiaro che il Bet Din di un paese non stia funzionando secondo i nostri standard condivisi. Mentre i Batè Din regionali e nazionali sono sotto la responsabilità delle loro assemblee rabbiniche costituenti. Il Bet Din Europeo opera sotto l’autorità dell’ERA trasversalmente su tutta l’Europa. 
A scanso di equivoci, l’ERA e su suo consiglio, l’EUPJ, hanno convenuto che i Batè Din Progressivi elencati a fondo pagina di questa lettera siano gli unici Batè Din dell’Ebraismo Progressivo che noi riconosciamo in Europa.
Siamo coscienti del fatto che “saltino fuori” Batè Din che chiamano se stessi “Batè Din Progressivi” e che alcune persone sono avvicinate ad essi - solitamente via internet – e in buona fede ricevono certificati di conversione che non è possibile siano riconosciuti validi secondo i nostri ERA/EUPJ standard, e quindi non sono validi per l’appartenenza alle nostre comunità nell’EUPJ. Questi certificati non sono accettati dalle autorità Israeliane, nel caso la persona volesse fare alyià. Spesso c’è pochissima connessione con una comunità o il Popolo Ebraico, apprendimento minimo etc…
Sappiamo che gli individui così "convertiti" potrebbero essere sinceri e non realizzare le conseguenze della ricerca di conversione al di fuori dei nostri Batè Din riconosciuti. Se un tale individuo si rivolgesse a voi per l'adesione, dovreste renderlo consapevole della sua situazione e anche informarlo che l'European Bet Din è lieto di parlare con lui e aiutarlo a convalidare la sua conversione che avrà quindi accettazione in tutto il mondo progressista.
In caso di domande, non esitate a contattare uno di noi all'indirizzo contact@eupj-ra.eu
Shalom,
• Rav Dr René Pfertzel, Presidente dell’ ERA e consigliere Rabbinico dell’ European Union for Progressive Judaism
• Rav Dr Andrew Goldstein, presidente dell’ European Beit Din
• Rav Dr Jackie Tabick, rappresentante dell’European Beit Din
I Batè Din progressivi attualmente riconosciuti dall’ERA e dall’EUPJ sono:
• Il Bet Din dell’Ebraismo Liberale (Regno Unito, Danimarca, Irlanda, Beit HaChidush, NL)
• Il Bet Din del Movimento per L’Ebraismo Reform (Gran Bretagna)
• Il Bet Din Tedesco (Germania)
• Il Bet Din dell’Unione Olandese per l’Ebraismo Progressivo (Olanda)
• Kerem, il Bet Din delle Comunità francesi e francofone (Francia, Lussemburgo, Belgio e Svizzera di lingua francese)
• Il Bet Din delle comunità progressive svizzero-tedesche e austriache (Svizzera di lingua tedesca e Austria)

Per tutte le altre zone, ha giurisdizione il Bet Din Europeo.

lun, 10 dicembre 2018 2 Tevèt 5779