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La Meditazione Ebraica, un viaggio dentro di sé: intervista a Sergio Daniele Donati

23/01/2020 17:26:20

Jan23

Valentina Miriam Uberti

Si sente spesso parlare di meditazione, tu Sergio proponi un corso di meditazione ebraica; vorrei sapere quale è il punto in comune con le meditazioni più conosciute e le differenze con esse? Vorrei che tu portassi l'attenzione sul termine “ebraica”.


Diciamo che ci sono tantissimi punti in comune con le meditazioni orientali, per esempio la sacralità del corpo, la ricerca di una postura degna, eretta, l’intenzione; come pure la gestione del tempo, delle pause. Sono tutti aspetti abbastanza vicini. La meditazione ebraica ha un elemento teistico che in altre meditazioni non si trova. Ad esempio in quella buddista il problema di D-o non si pone, vengono poste delle questioni di prassi etica e aspetti psicologici, ecco, in questo si può trovare una differenza sostanziale. La meditazione ebraica ha come finalità la creazione di un terreno fertile all’elevazione dell’animo per arrivare a un contatto diretto con HaShem, alla percezione di HaShem. Tutte le altre meditazioni nella tipologia sono molto simili, come la ripetizione di mantra; in quella ebraica i “mantra” non sono gli stessi: vengono ripetuti piccoli brani della Torà, e la finalità è sempre di natura teistica; proprio di poter percepire il creato e il creatore con la meditazione. Si vanno a cercare queste presenze sottili.

 

La meditazione ebraica ha una sua tradizione o è un approccio nuovo in base alle esigenze contemporanee che puntano al benessere?


La meditazione ebraica è antichissima, nasce insieme all’ebraismo, quasi contemporaneamente al pensiero ebraico. Aryeh Kaplan è stato colui che ha ricercato le forme della meditazione ebraica delle varie scuole per poi scriverne un libro e così facendo l’ha resa una tradizione non più soltanto orale. Kaplan ne fa risalire l’esperienza già ai tempi dei profeti, quindi molto antica, ma allo stesso tempo è rimasta nascosta perché c’è stata l’esigenza di compattare il popolo intorno a un culto comune, mentre la meditazione era più una pratica che passava dal maestro agli allievi. Per Kaplan era già in uso presso i profeti e le loro rivelazioni sono frutto dell’appartenenza a così dette “scuole profetiche” nelle quali si insegnavano al corpo e alla mente esercizi meditativi per poter arrivare allo stato cui accennavo prima, ossia la percezione di questa voce, del legame con HaShem. Ecco, la meditazione ebraica non ha legami con le discipline new-age, è autenticamente tradizionale; poco conosciuta perché trasmessa oralmente, ora in maniera più diffusa, ma in realtà è davvero una pratica millenaria.

 

Qualche libro di Kaplan che potresti suggerire?

Allora, qualche titolo: sicuramente Aryeh Kaplan “Meditazione ebraica”, edito in italiano, poi “Meditation e Kabbalah” mentre il terzo è “Meditation and the Bible”.

Però tutta la sua bibliografia è molto importante. Pensa che è mancato prima dei cinquant’anni ed era considerato un genio, perché ha rivelato a molti ebrei che non le conoscevano, se non quelli molto ortodossi, l’esistenza di queste tecniche antichissime.

 

Quindi, mi sembra di capire che la meditazione orientale, o tutte le meditazioni, sono associate al benessere, ma in questo caso c’è un’attenzione al lato spirituale.


Il benessere in realtà non è l'obiettivo di alcuna meditazione, l’arrivo del benessere mentale è un effetto della meditazione. L'obiettivo della meditazione, se vogliamo trovarne uno, è la consapevolezza, la consapevolezza che permette di conoscere se stessi e il mondo che ci circonda nei suoi meccanismi; ovviamente, essendo una pratica anche corporea, ha dei risultati di benessere evidenti, però diciamo che sono più degli effetti collaterali, è ovvio che non si medita per stare male, però sono quelli la finalità; in una meditazione non legata alla new age, le finalità dovrebbero essere la consapevolezza e la presenza mentale, e il benessere è un effetto che si vede velocemente già dopo qualche mese. Ci siamo talmente tanto allontanati da quelle pratiche che durano tutta la vita, volendo a volte raggiungere dei risultati in tempi brevi, che se lo scopo del meditare diventa il benessere, in due mesi l’obiettivo è raggiunto. In realtà la meditazione è un cammino lungo, a volte è intenso, a volte va a toccare dei nodi che vanno sciolti lentamente, motivo per cui ci possono essere momenti di difficoltà. Ciò che viene chiamata meditazione consiste in realtà in tecniche di rilassamento che preparano alla meditazione.

Come dicevamo prima, il lato spirituale è presente in tutte, in alcune più teologico o teistico, in altre meno; è un cammino psicologico per la consapevolezza di se stessi.

 

A tale proposito, la meditazione ebraica è legata alle festività o è una tecnica sempre utilizzabile?


E’ molto legata ai rituali e alle festività, tieni conto che tutti i testi ebraici possono essere letti in chiave meditativa, c’é una lettura particolare del testo della Torà che permette sempre di avere una traccia meditativa, e ogni festività, ogni rito e ogni preghiera ha un legame strettissimo con la meditazione, tant’è che è possibile pregare meditando e meditare come se la meditazione fosse una preghiera; quindi il legame è molto forte. Sono due aspetti che definirei cugini antichissimi, che nascono insieme all’essere umano in tutte le culture e in tutte le tradizioni.

Si parla di meditazione dai nativi americani agli indù, dagli ebrei ai cristiani o ai musulmani, come ad esempio i sufi, e in ogni epoca. Già il fatto che esista una tradizione millenaria ci indica la serietà di quello che si sta facendo, e nei miei corsi lo ricordo sempre. La meditazione ebraica è una tradizione che non è iniziata con noi e non finirà con noi, ma noi siamo il tramite per cui questa pratica continuerà.

 

Bisogna avere delle conoscenze pregresse sulla lingua e la cultura ebraica, o le nozioni vengono apprese man mano durante il corso?


No, le nozioni vengono apprese man mano. Se si hanno già delle nozioni va bene, però io spiego sempre tutto prima, magari sarebbe utile conoscere un po’ l’alfabeto perché molto spesso si medita dinnanzi a delle lettere, guardandone la grafica, però non è essenziale. Anzi, tramite la meditazione, si può trovare un modo di avvicinarsi all’ebraismo.

 

Che ruolo ha il corpo e come viene coinvolto?

Il corpo ha un ruolo importante ma l’idea della postura, che si trova in certe meditazioni orientali, ne ha meno. Però nell’ebraismo il corpo è sacro, è il luogo, o meglio uno dei luoghi, in cui la sacralità e il legame con HaShem si manifestano. Non è solo una questione di pensiero perché in effetti viene coinvolto anche il corpo; il respiro è altrettanto importante, richiama il soffio della creazione. Diciamo che la postura o la posizione delle mani sono meno formalizzate a differenza della tradizione indiana. Si ritrova però anche nella meditazione ebraica l’idea del corpo come luogo di elevazione ed esso non è sottovalutato.

 

A chi più di tutti consiglieresti il tuo corso?

A tutti coloro che sono armati di curiosità, di umorismo, perché si ride anche tanto: c’è un aspetto serioso ma c’è anche l’aspetto del gioco. Dai 16, 17 anni in su... fino ai 120 a me va bene!

 

 

Sergio Daniele Donati è avvocato e vive a Milano, a Lev Chadash tiene da qualche anno un corso di meditazione ebraica che comprende teoria, esercizio e condivisione della pratica. Si diletta nella scrittura, non lesina battute in dialetto modenese e a volte sfoggia dei baffi portentosi.

 

Valentina Miriam Uberti vive a Bergamo, membro di Lev Chadash e della chavurà Har Sinai di Bergamo-Brescia per cui si occupa delle iniziative culturali, è laureata in filosofia e attualmente studia ... ancora filosofia con indirizzo analitico. La si può incontrare mentre sfreccia sui pattini nel centro di Bergamo.

mer, 15 luglio 2020 23 Tamùz 5780