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in ricordo di RAV DAVID GOLDBERG

01/05/2019 19:02:03

May1

Queste le parole del nostro Presidente Carlo Joseph Riva:

 

Rav David, mio maestro, mio amico,

Rav David Goldberg è stato mio maestro ed è stato mio amico. Incontrarlo ha inciso sulla mia vita, su quella della mia famiglia, di mia moglie Analia in particolare, e su tutti quelli che hanno conosciuto in Italia l’ebraismo progressivo dal momento in cui, dopo essere stato invitato per una conferenza, prese a frequentare con regolarità Milano gettando le basi per quelle che dovevano diventare le prime congregazioni ebraiche liberali italiane.

Un percorso iniziato con un rito officiato nel 1999, in una sala della libreria Tikkun in via Montevideo, poi seguito da altri incontri alla sede dell’Hashomer Hatzair, che allora si trovava in via San Gimignano. E poi mesi di interminabili riunioni, di discussioni, di timori fino a che David, abbandonando quel suo apparente distacco british , sempre venato di ironia, e il ruolo di instancabile mediatore, invitò a mettere da parte ogni indugio per dire: “Chi vuol starci, venga domani mattina all’Hotel Spadari”.

Così, una domenica mattina del 2000, accompagnati dal suo monito “Siate seriamente consapevoli di quello che volete e state per costruire”, si formò il nucleo che pochi mesi dopo, nel marzo 2001, diede il via all’Associazione italiana per l’Ebraismo Progressivo.

E nacque in Italia la prima sinanoga riformata Lev Chadash.

Con quel nome volevamo stabilire un legame con la sinagoga liberal di cui proprio rav David Goldberg era rabbino.

Non furono inizi facili, ma furono entusiasmanti e David ci accompagnò per un lungo periodo, arrivando a Milano una volta al mese, supportando anche quanti avevano intrapreso il percorso per entrare a far parte del popolo di Israele. Fu proprio lui a presentarli al Beit Din che si tenne nella nostra prima sinagoga in via Tenca.

Anche in seguito è sempre rimasto vicino a Lev Chadash, – e anche a Beth Shalom, l’altra congregazione riformata milanese – con consigli e interventendo nei momenti più difficili per la nostra comunità.

Ma chi era David? Un uomo, un ebreo, un intellettuale di una notevole intelligenza, di una brillantezza intellettuale accompagnata da una grande cultura e di un immenso amore per l’umanità, dimostrato dalla sua dedizione alla causa dei diritti civili e della giustizia sociale, che emerge anche dai suoi articoli su The Times, The Indipendent, The Observer. Un uomo estremamente curioso, un viaggiatore. Un ebreo con un grande amore per l’ebraismo. Lo si è visto concretamente nel suo impegno in Italia. Un rabbino che ha cercato di insegnarci a essere ebrei aperti, accoglienti, non dogmatici, ebrei che antepongano continuamente la ricerca alla certezza. Un rabbino che non si sottraeva alle responsabilità, che ha contribuito a riavvicinare i tanti ebrei che si erano allontanati, che cercavano un modo di vivere un ebraismo più legato ai suoi profondi valori etici.

David era un grande spirito libero, stimolante, sferzante nella battuta e facile alla provocazione intellettuale,. Difficile sentire da lui qualche cosa di scontato. C’è anche chi l’ha definito come una sorta di eretico. Ma sono sicuro che David non si sarebbe offeso di questo. Anzi me lo immagino persino compiaciuto.

Io ho avuto la fortuna di andare in giro per Milano – che amava molto, come anche la Toscana – con lui che mi insegnava, mi rimproverava, mi consigliava. Parlavamo anche di politica, di media, di sport (negli ultimi anni sarà statocontento di aver finalmente il suo Manchester City battere lo United).

Insomma, lo ringrazio, mi ha dato tanto, ci ha dato tanto, era il ‘rabbino più elegante del mondo’,(come gli piaceva firmare nella nostra corrispondenza privata) e sono felice di averlo potuto ancora sentire domenica sera al telefono pronunciare un ‘love’ ad Analia, alle mie figlie e a me, che lo salutavamo.

Un abbraccio a Carol e ai suoi due figli che l’hanno accompagnato fino all’ultimo

Possa il suo ricordo esserci di benedizione

Carlo Joseph Riva

mar, 18 giugno 2019 15 Sivàn 5779