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LETTERA APERTA SULL'EBRAISMO RIFORMATO

25/10/2018 11:16:00

Oct25

Lettera aperta a:

 

Gent. Dr.ssa Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; E p.c. Gent. Sig.ri Maurizio Molinari, Direttore de La Stampa; Raffaele Besso, Co-Presidente della Comunità ebraica di Milano; Milo Hasbani, Co-Presidente della Comunità Ebraica di Milano; Carlo Riva, Presidente della Comunità Ebraica Progressiva Lev Chadash;

E p.c. Gent. Sig.re Franca Coen, Co-Presidente della Federazione Italiana Ebraismo Progressivo; Joyce Pavia, Co-Presidente della Federazione Italiana Ebraismo Progressivo

E p.c. Gent. Sig.ri Consiglieri della Federazione Italiana Ebraismo Progressivo;

E p.c. Bollettino della Comunità Ebraica di Milano; Pagine ebraiche; Sito Lev Chadash; 

 

con preghiera di diffusione 

 

Gentile Presidente,

 

Ieri (n.d.r. 22 ottobre) durante l’inaugurazione di Kesher, il principale programma culturale della Comunità Ebraica di Milano, cui ha partecipato col Dr Molinari, ha espresso delle opinioni sull’ebraismo riformato che ho trovato a dir poco scioccanti. L’Intesa con lo Stato, ha detto, è stata contratta tra gli ebrei ortodossi e lo Stato italiano ed è pertanto agli ebrei ortodossi che si rivolge l’UCEI. Ha poi aggiunto, che la presenza degli ebrei riformati è “un tema che va gestito come l’Italia deve gestire il tema degli immigrati”. Sono convinto che per lei – ma non per tutti all'interno dell'ortodossia – questo escluda la linea dei respingimenti adottata dall'attuale governo.

Sul tema della nostra rappresentanza ha asserito che lei rappresenta tutti gli ebrei italiani perché quando si reca ad incontri pubblici non si presenta dicendo che è ortodossa ma solo che è ebrea. Prendo atto della sua condotta, anche se non porta a risultati apprezzabili nei nostri confronti.

Con il dovuto rispetto, e scusandomi con Lei per le punture polemiche precedenti, mi permetto di sottolineare chenell’intesa, non vi è alcun riferimento all’ebraismo ortodosso, al contrario, l’articolo due si riferisce all’ebraismo “in tutte le sue forme” e non è un caso o una svista, è stato il legislatore a pretendere una rappresentanza unica per TUTTI gli ebrei Italiani, anche per quelli che al momento della firma non erano presenti al tavolo. Senz’altro sono stato frainteso, ma la rappresentanza che noi ebrei riformati chiediamo è fatta di diritti non di occasioni pubbliche cui presentarsi come ebrei.

Le iniziative delle (per ora) quattro comunità riformate sono largamente censurate dalla stampa ebraica, I rabbini riformati non sono riconosciuti dallo Stato con tutto ciò che ne consegue per i “nostri” ebrei.

Che enorme tristezza essere costretti da “voi” a doverci presentare come “noi” dopo diciotto anni di presenza ebraica riformata in Italia.

Gli ebrei riformati, non sono riconosciuti in quanto ebrei dallo Stato italiano ma possono ottenere un passaporto israeliano; però durante il servizio militare in Italia non possono chiedere la kasherut, né avere permessi lavorativi per le feste ebraiche; i rabbini riformati non possono celebrare matrimoni e andare a trovare detenuti in carcere. Inoltre, non siamo chiamati a partecipare dall’Ucei ai programmi culturali o alle discussioni che riguardano le diverse anime ed il futuro dell’ebraismo italiano. Nemmeno possiamo essere presenti quando si parla dell'ebraismo riformato. E per i nostri programmi culturali e per le nostre attività di solidarietà non possiamo contare sui fondi dell’8 per mille - cui noi concorriamo. Questi sono distribuiti da Voi solo alle comunità ortodosse.

Come abbiamo recentemente scritto ad un suo consigliere “che riteneva inopportuno” recensire, sulla stampa ebraica, un libro scritto da un erudito ebreo riformato.

Oneri ed onori. L’Ucei e le comunità non possono pretendere di ricevere i soldi dello Stato quando fa comodo e negare diritti fondamentali alle "forme" di ebraismo che non gli piacciono.

È profondamente discriminante e palesemente contrario allo spirito dell’Intesa istitutiva dell'UCEI persistere in questa sorda forma di censura e di isolamento nei confronti dell'ebraismo non ortodosso attivo a vario titolo in Italia.

Se una maggioranza (quella degli ebrei ortodossi) nega un diritto ad una minoranza (gli ebrei riformati) non è una quisquiglia interna al solo ebraismo, una faccenda “che non interessa nessuno”: è una prevaricazione che riguarda diritti fondamentali come l’uguaglianza dei cittadini italiani di fronte alla legge. Un fatto che, ripetendo ciò che le ho detto durante il mio intervento di ieri, vorremmo risolvere attraverso un confronto franco e aperto con l’Ucei. Se ciò non sarà possibile lo affronteremo in altre sedi. Lo faremo perché, malgrado la nostra volontà, ci avrete spinti in quella direzione, perché ottenere che tutti gli ebrei possano godere dei loro diritti in Italia è un impegno che abbiamo assunto verso i nostri iscritti. Il momento politico che sta vivendo l’Europa e l’Italia e ricco di incertezze per gli ebrei, non solo per quelli ortodossi e se non troveremo nell’Ucei persone aperte all’ascolto procederemo nel nostro cammino per il riconoscimento con l’enorme rammarico di non essere riusciti a trovare un interlocutore tra chi è stato eletto a rappresentare (tutti) gli ebrei d’Italia.

 

Cordiali saluti,

 

Aldo Luperini

Consigliere della comunità Ebraica Progressiva Lev Chadash

lun, 16 settembre 2019 16 Elul 5779